“Un festival in cui la cultura e la musica si incontrano all’unisono”

Proprio come nell’effetto dominouna tesserina dietro l’altra in una reazione a catena composta da continue e periodiche edizioni destinate a susseguirsi tra di loro.

Il Domino Festival è un evento culturale e musicale che ha vissuto la sua prima edizione in due giornate di fine agosto 2021, grazie all’organizzazione delle ragazze e i ragazzi di “Associazione Acustica”. Nel comune dove ha avuto luogo, Figline e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze, non c’era mai stato nulla del genere.

Puntaccapo ha fatto un salto da quelle parti e ci siamo goduti una serata di musica, cultura, panini al lampredotto e birrette, e gli organizzatori ci hanno raccontato la storia del progetto, su cui da tempo ragionavano.

Proprio come nell’effetto domino, questo festival intende essere solo la prima tesserina in una reazione a catena composta da continue e periodiche edizioni destinate a susseguirsi tra di loro. A giudicare dalle parole degli organizzatori intervistati, anche la programmazione di questo primo evento ha seguito questa trama. È proprio il presidente di Associazione Acustica, a spiegarci come tutto sia nato, nel gennaio 2021, quando l’amministrazione comunale istituì un bando per implementare le politiche giovanili sul territorio: in funzione della partecipazione al bando nacque l’Associazione. Essa, nonostante fosse inizialmente composta solo da sette ragazzi, presentò alla commissione la propria idea e, riuscendo a vincere il bando, ottenne una prima base finanziaria su cui fondare il resto del programma.

“I soldi del bando ci hanno dato una solidità iniziale che ci ha permesso di concretizzare i primi aspetti organizzativi, si è trattato di circa il 70% del budget” spiega Tommaso, presidente dell’Associazione. “Esso è stato poi integrato grazie a un crowdfunding diffuso, ma pur sempre improntato alla raccolta di fondi locali: siamo andati alla ricerca di sponsor provenienti da aziende del luogo, pelletterie, aziende di riparazione di mezzi tecnologici. Alla fine abbiamo raggiunto una somma pari a quasi il doppio di quanto avessimo pensato all’inizio. In questo modo si è potuto far fronte ai costi fissi necessari per gestire un festival, ma soprattutto ci siamo potuti permettere di invitare figure di una certa caratura”.

Ancor più determinante delle risorse economiche sono state quelle umane, ci tiene a precisare lo stesso Tommaso: “Si è trattato di un gruppo che da sette persone è passato velocemente a quaranta. È stato altresì determinante che si trattasse solo di volontarie e volontari: non è tanto una questione di budget, il lavoro di noi volontari ha aggiunto forza emotiva ed entusiasmo alla realizzazione del progetto fin dal giorno zero”.

Dario, anche lui un promotore intervistato la prima sera del festival, fa leva sulla fiducia restituita per aver costruito un evento che ripristinasse l’idea di cittadinanza attiva e desse al contempo una risposta al diffuso scetticismo proveniente dalle fasce d’età più avanzate della popolazione: “Non possiamo essere davvero degli sdraiati, se in quattro gatti montiamo le transenne e costruiamo le impalcature di un progetto simile”.

Un’altra considerazione dei volontari intervistati riguarda il fattore Covid, paradossalmente individuato come l’elemento senza il quale forse l’evento non sarebbe mai esistito. Avendo rinchiuso le persone nelle proprie case o nei propri comuni, per periodi lunghi e ravvicinati, la pandemia ha fatto recuperare a molte di loro la propria sfera d’intimità, facendo rivivere una dimensione domestica e dinamiche di paese altrimenti facili da scordare. Questo ha permesso di dedicare più tempo materiale e soprattutto più spazio mentale ed emotivo alla realizzazione del Domino. Soprattutto, è cresciuta in molte persone la voglia di un Domino Festival: la voglia di ricreare gli spazi e i momenti di socialità e di entusiasmarsi per qualcosa, il desiderio di “riappropriarsi di tutte quelle esperienze sensitive, olfattive e tattili che la pandemia ci ha portato via”.

Componente essenziale alla realizzazione dell’evento è stato il direttore artistico, per tutti Ares (il quale però disapprova il termine “direttore artistico”).

Fin da subito interessato a collaborare con un’associazione come Acustica, pronta a porsi come fulcro delle attività culturali e sociali giovanili nel contesto di Figline Valdarno, ha acconsentito a curare gli aspetti più tecnici dell’organizzazione. “Una bella prova di forza”, la definisce Ares, insistendo sul carattere del tutto orizzontale delle scelte assunte dal gruppo: “Non c’era una struttura piramidale. Io fungevo da guida o semmai da garante per la buona riuscita del progetto e sono stato l’unico a ricevere una retribuzione, sia pure in forma di rimborso spese, perché di questo mi occupo per professione. Davo giusto degli input, ad esempio per la linea comunicativa, mostrando come gestire un calendario editoriale. Ancora: consigliavo sulla base di quali criteri scegliere i fornitori o decidere dove montare il palco. Per il resto il lavoro dei volontari si è auto alimentato: ogni decisione veniva presa in gruppo dopo diversi brainstorming, e questo vale sia per le scelte operative sia per quelle tematiche, in particolare la selezione degli ospiti”.

È proprio questo uno degli aspetti più peculiari del Domino festival, la grande varietà dei contenuti che offerti al pubblico. Nel corso dell’evento infatti, si sono alternati artisti musicali di generi che poco hanno in comune tra loro, i quali si sono a loro volta intrecciati ad ospiti non necessariamente legati al mondo della musica, quali il vice-direttore de Il Post Francesco Costa che, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, ha tenuto un intenso discorso sulla politica statunitense e sullo stato dei mezzi di informazione oggi. Il tutto in un contesto colorato da bancarelle dell’usato, laboratori artistici, street food (quel panino con il lampredotto…) e boccali da un litro di birra.

A questo punto viene quasi spontaneo chiedersi quale fosse il vero filo conduttore di questo festival. La risposta data dai volontari sembra uscire con altrettanta spontaneità. “L’unica cosa che volevamo che fosse davvero trasversale a tutte le attività organizzate è il nostro pubblico.”

Non è stato ricercato un tema che legasse le possibili declinazioni che ha assunto l’evento. Al contrario, ci si è concentrati sull’individuare alcune fasce d’età e pensare il festival attorno al suo target, costruendo più eventi stimolanti in uno.

Tanto si desume dalla spiegazione di Ares circa la scelta degli ospiti e dei criteri con cui hanno stilato la scaletta degli artisti: “Il nostro target non era proprio ristretto: chi è venuto all’evento aveva dai 18 ai 35/40 anni, era necessario differenziare anche le tematiche e i generi musicali. Così dal punto di vista degli artisti, ad esempio, abbiamo puntato sull’Indie-rock nella serata di venerdì, sapendo che sarebbero venute persone poco più grandi, facendo suonare Tre Allegri Ragazzi Morti o Elephant Brain, e conciliando il tutto con la presenza di Costa sotto il tendone a poche decine di metri di distanza. Mentre nella serata di sabato, sapendo che avremmo accolto per lo più i “giovanissimi”, siamo andati più sul genere rap e pop, così è stata la volta di 13 Pietro, Bresh e cmqmartina”. Insomma la scelta è stata quella di non dare una trama al festival, ma semplicemente creare uno sfondo in cui tanti temi culturali e musicali, “diversi ma a modo loro simili”, potessero svilupparsi e sovrapporsi e comunque dirigersi verso destinatari giovani. Ciò in piena corrispondenza con il sottotitolo dato al nome del festival: “le conseguenze dei giovani sul mondo”.

Questa è stata la cifra stilistica del Domino Festival, che su queste basi è già diretto verso la seconda edizione. La risposta che ha avuto sia a livello territoriale, che di partecipazione attiva, infatti, ha posto le migliori premesse per un continuum della catena. A sentire i ragazzi e le ragazze che ci hanno lavorato, le soddisfazioni migliori derivano, oltre che dal pubblico numerosissimo, dall’efficienza dell’organizzazione: un gruppo che è diventato sempre più coeso nel corso dei mesi precedenti, e che nelle giornate dell’evento “ha retto tutti gli urti degli imprevisti, acquisendo competenze e soprattutto la consapevolezza che le prossime edizioni saranno più fluide”.  Per noi, un weekend indimenticabile.

interviste di Giovanni Chemello, Lorenzo Pietragalla, Erica Colasurdo

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