È morta una star? (4/4)

Morning Sun – Edward Hopper (1952)

L’adrenalina si stava lentamente diradando dal corpo del sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna mentre Dominique lo riaccompagnava a casa, e così iniziava a sentire la stanchezza scavargli con uno scalpello tra le spalle e sulle ginocchia. Non era abituato a così tanta pressione fisica e psicologica e dopo quell’ultima domanda si sentì accartocciarsi su se stesso privo di forze. Era soddisfatto della risposta, lo era perché alla fine aveva detto la verità ma non proprio tutta la verità: aveva pensato, tenendo rigorosamente all’oscuro un manovale come Dominique che non avrebbe colto la finezza di una scelta così raffinata, quasi alfieriana, che se il romanzo non avesse riscosso il successo che si aspettava, si sarebbe tolto la vita. Ecco, mia cara signora… Elisa, perché dovete assolutamente comprare il mio ultimo romanzo. Salutò il centro di Ferrara con un sorriso di riscatto ma la città non sembrò neanche farci caso, spegnendosi, sempre più distante, nel silenzio delle sue strade deserte. 

Entrò in casa e salì per le scale, con la ferma intenzione di spaparanzarsi sul letto con tutti i vestiti, ma fu afferrato da una ventata, sottilissima, di orrore nell’istante stesso in cui mise piede nel corridoio: finestre spalancate in ogni ambiente del piano terra, tappeto e moquette luridi, incrostati di liquidi e rimasugli che il sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna stentava a riconoscere, un fetore diffuso ma ormai diluito di chiuso e sigarette sgombrava alla svelta dalle pareti della casa. Sembrava che qualcuno avesse organizzato un incontro clandestino di poker tra fumatori ossessivo compulsivi e sgranocchiatori di snack patologici e lui sapeva benissimo a chi dare la colpa: quella scansafatiche di Elizabeth. La intravide, di scorcio, in cucina, nel punto esatto in cui l’aveva lasciata quella mattina stessa: a cucinare qualche delizioso intruglio su fornelli che sarebbero rimasti impregnati di cipolla e spezie per il resto della settimana ma, in quel momento, lui era troppo stanco, davvero troppo, per preoccuparsene. Del resto, quella che avrebbe dovuto lavare e riassettare tutto sarebbe stata comunque lei, Elizabeth, la pagava per questo, per Dio. Si avviò mogio per le scale. Dominique dietro di lui chiudeva finalmente la porta e posava per terra gli scatoloni di copie lasciate intatte dopo tutti gli incontri della giornata mentre pregava che il padrone non si accorgesse della giacca sporca di vernice. Buonanotte, signore, si premurò di dire mentre la silhouette del padrone scompariva dietro l’angolo. Sì, certo, buonanotte. Si era appena ricordato che l’indomani l’avrebbe licenziato, lui e pure quella… quella… sì, quella nana lardosa di Elizabeth. Già pregustava: lui che si sveglia, occhi luccicanti di orgoglio e di speranza, lui che corre in cucina, sì, corre, e prende a leggere la sezione di critica letteraria sul Corriere della Sera, magari proprio di pugno del Montale, lui che trova scritto, nero su bianco, magari con un carattere discreto ma originale “Ha visto la luce forse una delle opere letterarie che definiranno il secolo a venire, ma che dico: forse il millennio! Con raffinata erudizione e originale verve narrativa, il sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna ci catapulta in un mondo frutto del suo estro sconfinato, mettendoci faccia a faccia coi lati più affascinanti ma anche più oscuri del nostro Io. Un libro, forse sarebbe meglio sbilanciarsi e dire un capolavoro, assolutamente da non perdere”. Il cuore già gli scodinzolava mentre proiettava a ripetizione queste immagini nella sua testa. Finalmente, ce l’aveva fatta. Finalmente, aveva messo una firma su tutti quegli anni trascorsi nell’anonimato, nella solitudine, nell’indifferenza. Adesso poteva affacciarsi dalla finestra e urlare a tutto il quartiere: Io Esisto, perché adesso sono Famoso. Sono il sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna e ho firmato il prossimo best-seller. Una nota di sconforto fuori tempo lo rapì, all’improvviso, dalle sue elucubrazioni di successo quando realizzò che nel tornado di impegni ed emozioni che aveva sperimentato quel giorno, non aveva firmato nessuna copia per i suoi due poveri collaboratori. Probabilmente si sarebbe sbarazzato di loro, ora che era famoso, ma perché privarli della testimonianza degli anni passati al suo servizio? Lo doveva ammettere: se quel romanzo era riuscito, in parte lo doveva a quei due sempliciotti che lo toelettavano e accudivano ormai da ventitré anni suonati. Si diresse, ancora frastornato, verso le scale con le copie firmate in mano, ancora avvolte nel cellophane, ma sentiva che stava interrompendo qualcosa, risate e confusione, che lo costrinse ad impalarsi dietro lo stipite della parete. Le parole di Elizabeth, con il suo accento straniero marcato e la sua polmonarità matronale che la rendeva simile ad un trombone arrabbiato, erano ben udibili ma c’era una voce, anzi un tono che non avrebbe saputo associare a nessun volto a lui noto: una voce alta, euforica, quasi stridula. Era la voce di Dominique. Su, dillo, dillo apertamente che oggi hai provato a uccidermi, lo accetterei piuttosto che credere alle tue stronzate sulla tua sbadataggine. Del fumo saliva dal pianterreno ma nessuno dei due, che lui sapesse, fumava. Te l’ho detto, Dom, è stato davvero un incidente. Risate di entrambi. Prima il coltello, che per poco non lo facevi secco, poi i cambiamenti banali alla facciata, il tuo travestimento dozzinale, il catering da quattro soldi, per non parlare della compagnia teatrale… Dimmi, li hai raccattati per strada? Dieci randagi e puttane qualunque che applaudissero e venerassero un perfetto sconosciuto per la modica somma di un piatto caldo? Grazie a Dio lui era troppo in estasi per rendersi conto di nulla, ci ha facilitato di molto il lavoro, lo devo ammettere…ma resta sempre un perfetto stronzo. Esatto, è quello che dico io! Se mi avessi fatto continuare con quella cosa del coltello… Risate sinistre risuonarono lungo la schiena del sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna pizzicandogli ogni singolo nervo. Con quella domanda, Cristo, quella domanda… Come cazzo ti è venuta in mente, dico io. Sai che è da settimane che non può sentir neanche nominare Eco da quando ha vinto lo Strega e… Eco ha avuto successo e lui no, Eco da giovane era bello, amato e felice e lui no, bla bla bla la so la tiritera non preoccuparti. Ancora non ci posso credere che è tutto finito. Ventitré anni, Dom, ventitré da quando gli hanno dato la sentenza di morte, con tutta la storia della demenza senile e dei vuoti di memoria cronici. Mi sembrava di ammattire qua dentro. L’Ispirazione, la Musa, il Romanzo e la Tournée, Cristo! Quanto ci vuole a scrivere un romanzo di merda senza schiattare nel tentativo così ci danno i soldi e amen? Il patto con lui è sempre stato molto semplice: prendetevi cura di me, cullatemi, imboccatemi se necessario ma non svelate mai il gioco. Devo riuscire a scrivere il mio Grande Romanzo prima di perdere tutto e, quando ci riuscirò, organizzerete una tournée di lancio, non mi importa come. Se volete essere pagati, ci riuscirete. Dopo il giorno del tour, sarete liberi di me. Sono stato abbastanza chiaro? Ora che il coglione ha finito il romanzo, niente più pappine. E niente più padrone qui e signore là. Niente più Muse. E niente più Ricerche Interiore. Sembrava che stessero scimmiottando il suo modo di parlare, baritonale e con la r moscia. E siamo stati anche fortunati. Hai visto, l’ultima intervista? Dio, per poco non mi veniva un infarto. Io pensavo fosse venuto a lui. Risate acide, crudeli, sprezzanti. Se ci moriva qua sulla moquette non vedevamo manco un centesimo e tutti questi anni a fare il badante finivano giù nel cesso. Non ci voglio neanche pensare, guarda. Mi sarei impiccata piuttosto. Sai, a volte penso e mi fa un po’ pietà quello. Pietà? Dominique sembrava sinceramente sorpreso. Sì, pietà. Una vita sprecata dietro a qualcosa che proprio non ti viene bene, così ossessionato dalla fama che sei perfino disposto a pagare dei perfetti sconosciuti per ottenere quello che vuoi. Non è triste? Non conoscersi, non sapere chi sei. Un silenzio quasi da veglia calò all’improvviso tra i due mentre ancora il sig. autore illustrissimo cavaliere Milo Penna li origliava con una mano sul petto, nel vano tentativo di controllare il suo battito. Un guazzabuglio fuori controllo. Ricordi come schegge gli si conficcavano in testa facendogli fare cortocircuito. Si sforzò di richiamare a sé il giorno in cui assunse Dominique e Elizabeth ma a lui sembrò di averli in casa da sempre. Ricordava di dottori e visite all’ospedale ma li aveva chiusi in un cassetto di cui aveva smarrito il chiavistello. Diagnosi? Demenza senile? Sono questo, io? Si sentì svanire, cancellato dal muro sul quale si reggeva a malapena. Sai cosa non è triste, invece? L’eulogio riprese. No, cosa? Il rumore dei soldi nel portafogli. Cazzo se è vero! E allora ti propongo un brindisi mia cara. Dopo poco si sentì uno schiocco netto di un tappo che veniva sparato in aria e bollicine che bombardavano le pareti dei bicchieri. Un brindisi a una vita senza più Milo Penna, che dici? Sì. Un brindisi a un mondo senza vecchi dementi ossessionati dalla letteratura. A un mondo senza letteratura allora. Cin. Cin.  

Il sig. autore illustrissimo cavaliere augusto Milo Penna si squadrò una copia del suo romanzo, “La vita del sig. autore illustrissimo cavalier augusto Milo Penna”, tra le mani, seduto al suo banchetto di lavoro: solo un taccuino e una biro, una lampada da tavolo in stile liberty ad illuminare, come un occhio di bue, il suo ultimo atto. Vergò qualche pagina solo di corte e fitte linee orizzontali, come prova di penna. Poi, per sicurezza, riprovò più volte la sua firma, per controllare che fosse ancora vivo. Voltò, allora, un paio di pagine, deciso a regalare a se stesso, e a nessun altro, il Grande Romanzo della sua vita. Così, dalle vene all’inchiostro, iniziò a scrivere: Una pila diroccata di vecchi libri, carte e cartacce sparse come coriandoli su tutto il suo scrittoio…

Davide Aruta

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