Yo Mike

21.06.2021

“Ricopritemi di denaro e non fatemi pensare, vi prego”

AFFRONTARE L’ARGOMENTO

Il mondo fa schifo, la vita è fantastica. Parliamo senza offendere di riti religiosi che causano picchi di morte, di movimenti dai nomi fuorvianti che propongono la superiorità di genere, o di stragi causate da un pezzo di carta scritto da vecchi defunti che non si sarebbero mai immaginati l’umanità sarebbe sopravvissuta tanto a lungo.

Ma anche no.

Parliamo di distrazioni. Cose di poco conto, che non servono a niente, tengono occupata la mente quando perdiamo tempo.

La critica che va a rotoli e recensisce positivamente il miglior offerente ha il mio completo supporto. Non c’è più bisogno di opinioni. L’egoismo dovrebbe trionfare nel bel mezzo della vuotezza dei critici rilevanti. Intasca finché puoi e scappa. Sparisci. Noi, insulsi nessuno, proviamo ad esprimere opinioni in un primo momento, finché qualcuno non ci offre un piccolo assaggio di parcella in cambio della nostra devozione, allora sì che l’opinione va a quel paese.

Ricopritemi di denaro e non fatemi pensare, vi prego.

In attesa di un magnifico futuro, opinioni sorgono su argomenti insulsi come noi.

La musica uno di questi, il più effimero, in ogni individuo suscita qualcosa che a pochi altri importa a meno che non possa essere trasformato in una fabbrica di denaro. Quindi vi piace il rumore o il suono pulito? A nessuno frega niente. Un brano semplice o complesso? Tanto meno. Lungo o corto? Non farmi ridere. Stai zitto ascolta quello che ti dico io e dammi i tuoi soldi…accontentati.

Non è ancora così.

In attesa di un magnifico futuro dove pensare è superfluo, ascoltiamo gli Electric Eels o gli Stooges, Del shannon o Elvis, Bert Berns, Phil Spector, Courtney Barnett e anche Taylor Swift. La musica è musica, quello che vi piace non è affar mio, ma un artista che mette d’accordo il pubblico di tutti questi è Mike Krol.

POVERO MIKE

Povero Mike.

Nessun finale tragico, come nel caso di quella macchina di produzione musicale inesauribile che era Jay Reatard (affine per suono e scrittura) Povero Mike.

Vivo e vegeto sposato da quasi un anno con la bassista del suo gruppo di supporto.

Povero Mike.

Campa con la sua musica ed arte visuale.

Povero Mike.

Il mainstream, ormai così oberato di produzione musicale stagnante, lascia spazio a pochi scelti profeti che al momento sono tutti rapper. Se un genio del song writing come Mike non sceglie quel genere è condannato all’oblio. In America vanno ai suoi concerti pochi affezionati e pubblico casuale, in Europa qualche manciata di fortunati lo conosce e ancora meno sono avidi consumatori della sua produzione. Comprensibile visto che l’unico modo per poterlo incontrare è scavare nelle fogne di YouTube e Spotify, oppure avere fortuna e vedere quell’unico episodio di Steven Universe.

Non sconosciuto né riconosciuto, pochi milioni su Spotify, apparentemente tanti quanto relativamente pochi. Povero.

IN RITARDO

Ringrazio ancora una volta la divinità onnisciente e sfrutta-artisti Spotify che, quel pomeriggio d’estate 2019, mi concesse di scoprire la playlist che un magnanimo anonimo aveva creato per raggruppare musica simile alla soundtrack di quel mediocre anime che è FLCL. Lì fu il primo incontro con il signor Krol, “Fifteen Minutes” dell’album “I Hate Jazz”, inserito lì in mezzo a giapponesi che imitano l’Alt Rock americano di fine anni ’90. Lo salvai subito insieme a No Waves dei Fidlar, altro magnifico brano, e li aggiunsi entrambi alla playlist che utilizzavo principalmente in quel periodo.

L’algoritmo della riproduzione casuale delle playlist di Spotify, appena salvavi un nuovo brano te lo riproponeva fino alla nausea, ma con Mike Krol quel sentimento di disgusto non sopraggiungeva, ogni volta ascoltavo quel minuto e trentacinque di perfetta produzione musicale scalpitante.

Ne volevo di più.

Andai sull’album, notai la durata di 15 minuti e 59 secondi, lo ascoltai tutto e ne diventai dipendente.

I Hate Jazz è del 2011, perché non ne sapevo niente? Perché nessuno me ne aveva parlato? Non è musica colta, ha appeal per un grande pubblico, può risultare stimolante per i fissati di noise. Mike Krol non è niente di nuovo, garage rock misto power pop per i critici, orecchiabile e divertente.

Merde loro e chi li ha messi lì.

È rock’n’roll dannati idioti.

Costretti a scoprire musica in ritardo per via delle decisioni altrui, poveri noi.

Lo sconforto ebbe vita breve, avevo 3 album da ascoltare, “Trust Fund” 2013 com’era possibile “Turkey” 2015 che tutta la produzione “Power Chords” 2019 fosse eccezionale.

Brani preferiti certo, ad ogni ascolto nuovi.

Brani brevi e complessi, brani brevi e semplici, brani brevi. La voce strumento principale, il testo d’interesse marginale lo memorizzi al primo ascolto, il rumore corrobora i riff neurotonici.

Grido.

Ancora una volta poveri noi, ancora una volta sconfitti dal Mainstream, convinti di esserne fuori, decide lui quello che possiamo conoscere.

CONCLUSIONE

Ascoltatevi Mike Krol… o anche no.  

di Matteo Bruscolini  

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