Petronio Controcorrente

06.04.2021

Petronio scava negli abissi della realtà, nel fango della società romana, ridandole un nuovo e molto più veritiero aspetto

Nell’arco della storia romana, il passaggio dall’età repubblicana all’età imperiale, segna uno dei momenti più importanti per il mondo antico: l’imperatore, d’ora in poi, rappresenterà il principale detentore del potere. Egli, ponendosi in una posizione di superiorità rispetto all’intera popolazione e assumendo, agli occhi di quest’ultima, un’aspetto divino, influenza radicalmente i principali mezzi artistici e culturali dell’epoca. Si assiste, infatti, alla creazione di opere architettoniche e monumentali come, teatri, templi, anfiteatri e terme, la cui grandezza porta all’instaurazione di un vero e proprio culto della personalità, di cui il sovrano si avvale.

Eppure, oltre al marmo e al granito, le fondamenta del potere imperiale si basano anche sul sapiente uso (o meglio, sullo sfruttamento) del calamus e dell’atramentarium, dimostrando quanto la parola scritta, se saggiamente adoperata, possa ferire anche più della spada.

In questo periodo storico la letteratura diventa la protagonista assoluta del palcoscenico culturale: aumenta il prestigio dell’ars poetica, vengono create le più importanti opere letterarie, la cui nascita e diffusione viene favorita dalla presenza di realtà artistiche ben strutturate, come il celeberrimo circolo di Mecenate che annovera fra i suoi talenti poeti come Orazio e Virgilio. Tuttavia, dietro una così crescente attenzione all’aspetto culturale della società romana si cela, purtroppo, un machiavellico secondo fine: i poeti godono certamente di grande stima ma, al contempo, è anche necessario che prestino molta attenzione alle questioni discusse, così da evitare di subire la condanna all’esilio che, come una spada di Damocle, pende sul collo di ogni poeta (Ovidio ne è un chiaro e sfortunato esempio). E infatti, fin quando Virgilio, con la composizione delle Bucoliche si dedica all’esaltazione della pax augustea, o attraverso la storia di Enea afferma l’origine divina di Augusto, ogni cosa procede nel “giusto” verso…

Con il trascorrere degli anni, il ruolo della letteratura subirà uno stravolgimento, abbandonando sempre di più le premesse encomiastiche iniziali con cui era salita alla ribalta: la morte di Augusto porta alla successione di pessimi imperatori, ricordati maggiormente per le loro scelleratezze e follie, piuttosto che per i loro meriti. In un contesto del genere (e degenere), la lingua e la penna devono obbligatoriamente agire, come mezzo di denuncia o di protesta, deridendo o educando! Si rovesciano, dunque, le finalità della scrittura: essa, finalmente, viene utilizzata contro i sovrani dell’epoca, per dichiararne (seppur celatamente) i comportamenti illeciti e le immoralità inaccettabili. Armi come la filosofia di Seneca e la pungente ironia di Petronio rappresentano probabilmente i due massimi esempi (differenti fra loro, ma ugualmente efficaci) della potenza sovversiva delle parole.

La nostra attenzione va su Petronio, il quale, certamente, non è passato inosservato durante il principato di Nerone: il raffinato poeta, ricordato con l’epiteto di “elegantiae arbiter“, godeva di grande notorietà presso la corte imperiale. Lo stile di vita di Petronio, infatti, era alquanto singolare e bizzarro, poiché concentrava gran parte delle sue attività e dei suoi piaceri nel corso della notte, trascorrendo il giorno nel riposo e nell’ozio, così da poter essere nuovamente attivo al calar del sole. A ciò si aggiunge la sua innata capacità di giudizio nei confronti delle mode, delle usanze e dei costumi del tempo, con una particolare tendenza al disprezzo nei confronti di tutto e tutti.

Un tipo certamente curioso e particolare, la cui fama di gaudente ed esteta precedeva (quasi) ogni tipo di antipatia, a tal punto da essere ricordato con l’appellativo di “arbitro di buon gusto” e di dover conferire il personale beneplacito su ogni scelta che Nerone doveva prendere, esercitando una forte e pericolosa influenza su di lui. Sarà proprio questa velata ma tossica autorità che lo porterà alla morte. Si approfittò del momento propizio per eliminare il poeta, insinuando in Nerone il sospetto della sua possibile partecipazione alla fallimentare congiura anti-imperiale. Il nobile Petronio, con atteggiamento stoico, deciderà di andare autonomamente incontro alla morte, recidendosi le vene, circondandosi da un insolito clima di festa e allegria, intrattenendo scherzose discussioni con i propri amici e ascoltando esilaranti canzonette e poesie. Semplicemente introducendo la particolare personalità di Petronio, il “primo seguace” di uno stile di vita da esteta, si intravede già quanto possa essere interessante la letteratura petroniana e la sua (o perlomeno, a lui attribuita…) opera: il Satyricon.

È veramente molto complicato parlare del Satyricon e adoperare la giusta terminologia; è un qualcosa che sfugge alle etichette, addirittura potremmo dire che non rientra in standard ben precisi e definibili. Sono, infatti, molte le domande che assalgono chiunque decida di approcciarsi al testo: chi è il vero autore? Quanti sono i libri mancanti e, soprattutto, di cosa trattano? A quale genere appartiene l’opera? Perché ci è giunta sottoforma di “piccoli e brevi” frammenti?

Eppure, se da un lato l’insieme di questi dubbi rende l’opera maggiormente chiusa e oscura, dall’altro, le conferisce un irresistibile fascino al quale inevitabilmente si cede. Ci ritroviamo così catapultati in un periodo storico differente dal nostro ma ugualmente costellato di vizi e pazzie. I vari avvenimenti vengono riportati con accurate descrizioni e profondo realismo, elemento cardine della letteratura petroniana, che suscita in noi una certa indecisione fra il risum e lo sdegnum: le assurde vicende che deve affrontare il protagonista Encolpio, l’orgia alla quale sono costretti a partecipare i personaggi per propiziarsi la benevolenza dell’avverso dio Priapo, l’opulenza immotivata della cena di Trimalcione, i peccati di avarizia, gola e lussuria e la decadenza di qualsiasi moralità e cultura sono i principali scenari ed elementi dell’opera.

Nell’insieme di tutti questi particolari raccolti da Petronio non è presente nessun intento moralistico nell’opera, non c’è un tentativo di condanna o di assoluzione: viene, invece, scattata una fotografia, ormai ingiallita e sbrindellata dal tempo, il cui impatto visivo è rimasto tuttavia immutato. Ci viene così offerto un quadro d’insieme assolutamente diverso dall’idilliaca rappresentazione dell’equilibrato e perfetto mondo classico: Petronio scava negli abissi della realtà, nel fango della società romana, ridandole un nuovo e molto più veritiero aspetto che, con sapiente raffinatezza e amara ironia, espone all’interno della sua personale galleria d’arte.

di Rocco Rossi 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: