Il fascismo eterno. C’è ancora bisogno di resistere.

24.04.2021

La domanda che sorge spontanea nel dibattito pubblico è: il Fascismo è tornato?

Da qualche anno a questa parte, l’ascesa di nuove forze di estrema destra – xenofobe, populiste e ultraconservatrici – è all’ordine del giorno e risuonano paragoni tra i nostri tempi e la prima metà del Novecento.

La domanda che sorge spontanea nel dibattito pubblico è il Fascismo è tornato?

Per non cadere in fraintendimenti e in ambiguità, non possiamo parlare di vero e proprio ritorno. Il Fascismo Storico nasce e muore nello scorso secolo, ma ciò non vuol dire né che quel fenomeno non abbia lasciato eredità né che nella società non permangano i suoi semi.

Occorre, quindi, distinguere i piani. Una cosa sono i regimi fascisti che si sono susseguiti storicamente (fuori e dentro l’Europa), altra cosa è il Fascismo come fenomeno storico che muta con lo scorrere del tempo. E quest’ultimo aspetto definisce una macro-area che comprende tanto movimenti, tendenze, ideologie tanto i regimi suddetti.

In Il Fascismo Eterno, Umberto Eco ne tratteggia una fenomenologia, individuandone le caratteristiche principali tra cui: tradizionalismo; rifiuto del modernismo; irrazionalismo; culto estetico dell’azione per l’azione, dell’eroismo e della guerra; sincretismo; razzismo; nazionalismo; machismo; sessismo; elitismo; qualunquismo e populismo.

Ma una costruzione del Fascismo allo stato puro è operazione fallace, come osserva lo stesso Eco (1) “Il Fascismo è diventato un termine che si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al Fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il Fascismo balcanico. Aggiungete al Fascismo italiano un anti-capitalismo radicale e avrete Ezra Pound“. I movimenti fascisti, quindi, non sono tali dalla presenza di tutte le caratteristiche di cui sopra, ma “è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista“.

Individuati i suoi elementi ideologici e culturali, bisogna ora individuare la dinamica sociale da cui si sviluppa, nonché i gruppi sociali su cui attecchisce.

Sempre nel saggio Il Fascismo Eterno, Eco rileva come caratteristica tipica dei fascismi storici, ma non solo, sia stata il farsi rappresentante di una piccola e media borghesia frustrata da crisi socio-economiche o spaventata dall’ascesa di classi a lei subalterne. Così il fascismo ha dato risposta, nello scorso secolo, alla paura verso il bolscevismo e l’ascesa del movimento operaio; così, ai giorni nostri, forze reazionarie danno risposte ai danni della globalizzazione e all’impoverimento della classe media.

In ogni caso, dire che il Fascismo è una risposta ad un bisogno, non vuol dire che sia anche un antidoto a quel bisogno.

Anzi, si tratta di un grande balzo all’indietro, di una strada reazionaria alle sfide della Storia, di una rinuncia alla costruzione di una società democratica fondata sulla liberazione dell’essere umano nel lavoro e nella sfera individuale e collettiva. In sintesi non vuol dire unire e dare potere a oppressi e sfruttati, vuol dire dividere la società condannandola alla mediocrità.

Sotto questa lente, sono da analizzare alcuni fenomeni dei nostri tempi – da Trump a Bolsonaro, da Le Pen a Salvini, e via dicendo – dove, se il fascismo non si è fatto sistema come in certi regimi del passato, diventa comunque una componente rilevante della società.

Una componente rilevante che per decenni è rimasta ai margini, ma che gradualmente è cresciuta.

Lo scorso decennio ci ha lasciato con una grave crisi socio-economica, accompagnata da instabilità politica e dalla fine di vecchi schemi. Le forze reazionarie hanno approfittato di questa congiuntura per riconquistare terreno.

Però, da un po’ di tempo e soprattutto dalla crisi pandemica, la cavalcata di queste forze sembra essersi arrestata: la gestione della pandemia a destra è stata catastrofica.

Questo stop è una semplice parentesi o è un primo passo verso un’inversione di rotta?

È da questo presente che si determinerà la risposta.

È dalla capacità delle forze della sinistra politica e sociale di unire là dove si cerca di dividere, di costruire solidarietà là dove si stimola individualismo e corporativismo, che si gioca questa partita.

In questo contesto, riprendere il portato valoriale della Resistenza e della lotta partigiana, non è un semplice esercizio intellettuale, ma vuol dire darsi una bussola per costruire il futuro.

                                                                                                                        di Francesco Lopes

Fonti:

“Identikit del fascista” di U. Eco , la Repubblica , Archivio.  https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/07/02/identikit-del-fascista.html

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