Viaggio nell’Habitat di Daniele Carcassi

16.04.2021

Foto di Antonella di Tillo

L’altro giorno ho fatto due chiacchiere con Daniele Carcassi, musicista, compositore e improvvisatore, nonché studente di Sound Design presso il Conservatorio G. B. Martini di Bologna, trapiantato in questa città da 4 anni.

Classe ’93, nato a Bagno a Ripoli (FI) e cresciuto a Firenze, ha un passato musicale che spazia dal Grunge alla Musica Classica, con il quale, grazie all’Orchestra Giovanile di Firenze diretta da Janet Zadow, ha potuto viaggiare e suonare in tutta Europa.

Nel 2016 la sua personalità musicale, anziché confluire in una graduale coerenza, si è variegata ulteriormente con la scoperta della Musica Elettronica, che lo ha portato a suonare come DJ in alcuni dei club storici dell’area fiorentina e ad organizzare vari party, molto secret, dove l’unica regola era divertirsi.

L’iscrizione presso il Conservatorio di Bologna gli ha permesso di studiare con maestri come Giomi, Camilleri e Meacci, approfondendo così le avanguardie musicali contemporanee ed il linguaggio elettroacustico.

Da qui si è concentrato principalmente nell’ambito della sperimentazione sonora, arrivando a partecipare anche in eventi di stampo internazionale, tra cui il I° Meeting di Informatica Musicale della Biennale di Venezia e il GRM di Parigi.

La Scena Bolognese ha influito sul tuo approccio alla musica?

Sicuramente, questa città ha una mentalità molto aperta ed essendo rigogliosa di eventi e musicisti di tutte le estrazioni ciò la rende un terreno costantemente fertile.

Credo che per molti degli studenti che la vivono sia una prima “esperienza fuori casa” che invoglia in qualche modo ad essere curiosi, a scoprire e promuovere l’emersione di culture e generi che in altre scene avrebbero più difficoltà a farlo, come per esempio quella fiorentina dalla quale provengo. 

Se a Firenze i secret party erano un must, a Bologna cosa me lo chiedi a fare.

Abbiamo fatto tante cose finché non è arrivato il Covid, dal quale spero ci possa essere una rinascita positiva per tutte le scene, musicali e non, meno o più curiose che siano.

Dalla nuova vita a Bologna ci sono state evoluzioni artistiche?

La mia ricerca musicale si è evoluta parecchio grazie prima di tutto allo studio, ma anche al substrato underground della città che mi ha permesso di ascoltare e coltivare continuamente nuove musiche. Oltre a questo mi sono tenuto attivo sul campo, suonando sia in vari eventi della città, come Martini Elettrico, Bologna Modern, Poverarte, Discomfort Dispatch, sia fondando vari progetti che tutt’ora si muovono all’interno della rete artistico-musicale bolognese, come Sinestesie, volto all’organizzazione clandestina di eventi musicali sperimentali, Elettronica Collettiva Bologna, un collettivo di musicisti nato all’interno del Conservatorio di Bologna, e SDG – Senza Distinzioni di Genere Lab, un laboratorio di improvvisazione musicale basato sul linguaggio elettroacustico in collaborazione con La Zecca: Fucina Musicale all’interno degli spazi di Labàs.


Inoltre, sempre nel campo dell’improvvisazione, ho portato avanti un duo insieme al mio amico, coinquilino e compagno di avventure Giovanni Onorato e, dall’anno scorso, sono entrato a far parte di Minus, un collettivo di improvvisazione volto alla ricerca di nuovi schemi musicali.

Nel frattempo ho suonato costantemente in varie feste, continuando a comprare vinili e a portare avanti la ricerca musicale più ballabile.

Esiste quindi un’altra faccia oltre a quella di Daniele?

L’altra faccia è quella conosciuta come “Abo” ed è legata alle feste e al mondo del vinile. Ho sempre preferito le feste auto-organizzate piuttosto che i grandi eventi o i club, il cui contesto, spesso poco inclusivo, credo limiti in maniera incisiva la possibilità di espressione ed apertura, punto fondamentale della catarsi nei party.

Per questo prediligo i secret party, anche se ultimamente stiamo lavorando per portare questo approccio anche in contesti più formali, infatti, proprio l’anno scorso, è nata a Firenze l’associazione culturale DeRio, che si occupa di organizzare eventi legati alla club culture e alla musica elettronica in contesti non convenzionali.

Tornando a Daniele, ha già rilasciato qualcosa?

Si, dal 2018 ho rilasciato, tra produzioni individuali che in collaborazione:

Geyser [Self Production – 2018]

2:2 w/ Demetrio Cecchitelli [Biodiversità Records – 2019]

Sintagmi w/ Francesco Giomi, Giovanni Onorato, Collettivo Minus [Switch Music Records – 2019]

V.A. – We Hear A New World Vol . 1 [Fango Radio Editions – 2020]

Round [Minus, Collettivo d’Improvvisazione / Tempo Reale Collection – 2020]

Infine, con il singolo Striature, un brano composto per la mia tesi di laurea triennale, ho partecipato al Bologna Sound vol. 1, compilation di casa Slowth Records.

Il Covid nel mentre ha stroncato un po’ tutto, almeno inizialmente, ma ha anche permesso di dedicare più tempo allo studio, alla composizione e alla sperimentazione musicale, ed è così che è nato Habitat, che uscirà il 23 Aprile per Slowth Records.

Parlaci dell’Album

L’intento è quello di ricreare un nuovo ambiente sonoro che consiste in un connubio tra “Ecologia” e “Tecnologia”, due concetti a me cari e spesso contrapposti che, secondo me, possono coesistere.

Habitat è un album “vegetale” che non può fare a meno della tecnologia, pieno di materiali che mi piace definire “organici” ma al contempo di natura “elettronica”, influenzato sicuramente dal percorso accademico di stampo elettroacustico, ma non per questo accessibile solo a pochi.
L’artwork è stato realizzato dall’amico e pittore Lorenzo Tonda e nasce dall’unione di concetti paralleli: l’esistenza di un ambiente naturale, la sua possibile nuova creazione e le esperienze e riflessioni filosofiche di Carlo Sini sull’intelligenza artificiale.

Lo scorso 6 Aprile è uscito il video del primo singolo Esoscheletri, dove arpeggi sintetici si uniscono a fasce elettroniche e materiali reali in una danza primordiale.

In anteprima per Puntaccapo la tracklist:

  1. Esoscheletri
  2. Carapace
  3. Habitat
  4. Tagmata
  5. Assorbimento

Per concludere, esistono album o singoli che ti hanno cambiato la vita?

Pentes di Denis Smalley

De Natura Sonorum di Bernard Parmegiani

Brecce di Elio Martuscello

Che oltretutto consiglio.

Intervista di Aldo Dushi

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