Punto e a capo

15.03.2021

Quella sensazione di libertà che si prova quando si mette un punto e si va a capo.

Puntaccapo è finalmente online, inserendosi nel filone dell’informazione indipendente: non abbiamo editori, non abbiamo affiliazioni partitiche, non abbiamo guadagni. Ma questo spiega solo in parte il senso di questa avventura, come raccontiamo nel nostro Manifesto. Quello che faremo è costruire una rivista sia cartacea che online, accettando i rischi che ne derivano. L’uso del web e dei social network ha in parte mutato la fisionomia dei giornali e delle notizie, così come, a livello generale, ha cambiato la società, la politica, l’arte, il lavoro. Nel mondo del giornalismo assistiamo ad un’evoluzione che porta con sé dubbi, esigenze normative, nuove possibilità e derive detestabili. Il fenomeno del clickbait ne è un esempio: i titoli degli articoli di cronaca politica hanno toni simili a quelli dei tabloid scandalistici, e spesso anche i contenuti seguono questa linea. La percepita urgenza di riempire gli spazi in perenne riciclo del web spinge molte testate giornalistiche a puntare sulla quantità, e non sulla qualità dei post. A noi internet dà allo stesso tempo possibilità uniche, altrimenti inimmaginabili, consentendoci di offrire gratuitamente i nostri articoli e farli circolare con facilità: al contrario della copia stampata, un solo post può raggiungere infinite persone. L’ambito di indagine sarà sempre ampio: parleremo di politica, attualità, letteratura, ambiente; affronteremo i temi dell’immigrazione, delle disuguaglianze di genere e sociali; ci saranno rubriche cinematografiche, teatrali e musicali, proporremo poesie e reportage fotografici. Il mese che ci aspetta è il primo e il più complicato del nostro viaggio, in un anno in cui niente sembra semplice: forse per questo saranno le difficoltà il fil rouge dei primi testi. Le difficoltà di fare volontariato in un Paese che criminalizza la solidarietà, di garantire l’eguaglianza di genere nel lavoro ed in politica, di far accettare nuove formule economiche, basate su logiche diverse dalla pura concorrenza; le difficoltà di un operaio incastrato fra vecchie logiche capitaliste e nuove tecnologie, le difficoltà di comprendere l’opera petroniana, tra le più enigmatiche della classicità, le difficoltà di sentirsi davvero a casa in quel di Bologna, nostra città natale o d’adozione; le difficoltà di entrare in carcere senza perdere la propria dignità, di conoscerci e riconoscere le nostre ombre. Andare quindi fino in fondo, confrontarci e continuare a cercare, annotare, discutere e poi scrivere. Poi correggere, pubblicare, mettere un punto e andare a capo. E ricominciare con nuovi articoli e nuove storie.

                                                                                                                                 La Redazione

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