No delivery day

27.03.2021

Viviamo in una società veloce dove ogni cosa deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, anche a discapito della sicurezza e dei diritti.

Siamo abituati a dover ottenere ogni cosa nel momento esatto in cui la desideriamo. Nonostante questo abbiamo deciso di dire basta e di non rimanere indifferenti di fronte a coloro che hanno bisogno di una mano.

Nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale del food delivery che si è tenuta ieri 26 Marzo, centinaia di persone sono scese in Piazza del Nettuno per sostenere lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, le cui voci rimangono inascoltate e i cui diritti continuano ad essere calpestati. Accanto a loro, coperti dallo stesso velo di invisibilità, tutti coloro che hanno subito e che continuano a subire gli effetti devastanti della pandemia: studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, operatrici e operatori di tutti quei settori che, da sempre, vivono in un precariato triste e incerto.

Lo scorso mercoledì è stato firmato un protocollo tra sindacati e aziende del delivery allo scopo di monitorare e bloccare lo sfruttamento lavorativo a cui da troppo tempo sono ormai soggetti i riders.

Scorci di luce sembrano apparire all’orizzonte, ma non per questo la loro battaglia si ferma. Da anni i Riders, infatti, lottano per far sì che i loro diritti vengano riconosciuti, privati come sono delle ferie, dei giorni di malattia e del TFR. Essi lottano contro l’espediente del finto lavoro autonomo, contro il labello di “lavoratori essenziali”, contro uno straziante algoritmo che li costringe ad essere misere pedine nelle mani delle multinazionali.

Pensiamo che sia importante mandare un messaggio forte e chiaro a chi, senza scrupoli, sfrutta i lavoratori e le lavoratrici del settore.

Senza diritti ma non invisibili!

 La Redazione

Di seguito alcune fotografie e testimonianze raccolte da Federica Fiorentino e Ida Pellegrino nell’ambito della manifestazione tenutasi il 26 Marzo 2020 in Piazza del Nettuno a Bologna.

“Nonostante il lavoro dei riders sia diventato essenziale durante la pandemia, c’è stato un abbassamento delle paghe, anche se abbiamo lavorato di più e senza tutele che garantissero la nostra sicurezza. Il nostro lavoro è totalmente subordinato, anche se ci fanno credere che non sia così, come se noi fossimo le imprese di noi stessi, e in realtà dipendiamo totalmente dalle applicazioni, da ciò che ci dice delivery, non abbiamo scelta”.

 Nicola, Rider

“Siamo in sciopero perché stiamo chiedendo dei contratti migliori, che prevedano un monte ore garantito adeguato, una paga agganciata ai contratti collettivi nazionali e diritti sindacali. Siamo in sciopero per dire no al contratto di Assodelivery, che si basa sul cottimo: vieni pagato se consegni; se non trovi consegne, non vieni pagato. Più corri più guadagni. Un contratto che si basa sulla competizione tra le lavoratrici e i lavoratori e sull’idea falsa che ognuno di noi è una piccola impresa e quindi tutti i costi sono a nostro carico”.

– Maurilio, ex Rider

“L’intento di Riders Union fin dall’inizio è quello di annettere i riders, in quanto fattorini, al contratto collettivo nazionale della logistica, cioè quello di considerarli e considerarci come corrieri e fattorini. Si continua a lottare, anche se le condizioni peggiorano, nonostante gli scioperi, nonostante le lotte. Ho smesso perché ho trovato un altro lavoro come facchino, che poi ho perso a causa della pandemia. Dopo il lockdown ho iniziato a fare le pulizie da una parte, lavoretti da un’altra parte. Insomma… precari, siamo precari. Precari esistenziali, anzi, esistenzialisti!”

– Francesco, ex Rider

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