Nell’oasi natia di Renee

04.06.2021

“A casa tua non ti giudica nessuno, niente è sbagliato perché sei tu a decidere cos’è giusto. A casa mia ho il potere di dire, ricreare ed esprimere quello che voglio, il me all’ennesima potenza”.

Foto di Francesca Lombardi

Chi è Renee?

Renee – con la é chiusa – è Renato D’Amico, compositore e produttore siciliano classe ’98, nato a Valderice (Trapani) ed insediato in Toscana da tre anni.

Dopo aver collaborato in qualità di producer con artisti della scena musicale nazionale, tra cui Postino ed Emma Nolde, ha deciso di dare libero sfogo alla sua creatività.

Da quant’è che suoni?

A 14 anni ho cominciato con la chitarra grazie a mio fratello. L’ho amata da subito, ma già in concomitanza alla passione per la musica cominciai a dedicarmi alla registrazione e produzione di pezzi in casa per conto di amici: avevo un Lenovoo con Cubase, senza alcuna formazione ma con tanta voglia di testare quei pochi suoni, strumenti ed effetti che avevo a disposizione.

Nel frattempo ho conosciuto artisti che mi hanno fatto crescere, come i Verdena, Pino Daniele e The Verve, ed ho intrapreso le mie prime e brevi esperienze con diverse band, nonostante mi sia sempre concentrato di più sull’aspetto registrazione e produzione.

Capii che registrare e produrre era la mia strada, e la dimostrazione me la sono data quando ho conosciuto Postino tre anni fa.

Quando ho conosciuto anche Emma Nolde tramite un talent decisi una volta per tutte di dedicarmi a 360° alla produzione, dunque trasferirmi in Toscana.

Possiamo definirli dei veri e propri incontri che ti cambiano la vita

L’incontro con Postino è stato fondamentale e determinante per la mia carriera, un’esperienza che porto nel cuore sia a livello professionale che personale.

Mi è sicuramente servita a diventare quello che sono oggi.

Anche la produzione del disco di Emma ha giocato un ruolo importante per gli stessi motivi, senza contare che non mi sono mai fermato, visto che ho lavorato, e tuttora lavoro, per altri progetti che hanno avuto meno visibilità ma che inevitabilmente contribuiscono al costante miglioramento personale.

Dunque la carriera di musicista è andata in parallelo, se non dominata, da quella di producer

Sì, oltre a Postino ed Emma Nolde, che sono i due progetti che hanno avuto più visibilità e riscontro positivo della critica, non mi sono mai fermato ed ho proseguito ad assumere incarichi tra i più svariati.

Soltanto nell’ultimo anno la mia parte musicista – che in fondo c’è sempre stata visto che in ogni mia produzione metto un po’ di me – ha cominciato a farsi sentire più presente, tant’è che durante questo periodo è nato il mio primo album.

Allora è ufficiale, il Renato musicista ha deciso di uscire allo scoperto

Esatto, l’album è nato dopo un travagliato lungo percorso, specialmente perché molto intimo. Ero comunque indeciso fino all’ultimo, ma dopo aver conosciuto Ferramenta Dischi per questioni lavorative e aver visto come lavorano mi sono sentito molto rispettato, a casa mia, perciò ho deciso di espormi al mondo, così è nato Renee.

Mi sono sempre presentato col mio nome, ma stavolta era necessario distinguermi dal Renato D’Amico produttore, lasciarlo da parte per poter dar libero sfogo a quella parte creativa mai liberata del tutto, e questa necessitava di un nuovo nome.

Oltre a Ferramenta Dischi anche il Covid ha influito su questa decisione?

A dire il vero si, ha influito più sulla realizzazione che sull’intento di fare l’album, che già era bello che assodato, anche se necessitava di una forte spinta.

Ricordo che prima del Lockdown decisi di tornare a casa, poi, esattamente il giorno dopo, si è presentato Conte alle reti nazionali ed è successo quello che sappiamo.

Scesi proprio per perfezionare me stesso, fare degli ascolti, ricercare determinati suoni e proseguire con le registrazioni dell’album. Dovevo allontanarmi dal mio studio a Empoli e, anche se non è andata proprio secondo i piani, alla fine del Primo Lockdown finii di registrarlo.

Quindi l’aver passato il Primo Lockdown giù a casa si è dimostrata una fortuna o una sfortuna?

A distanza di tempo posso affermare entrambe: il Lockdown mi ha costretto, positivamente parlando, a riflettere molto sull’album, sulla cura dei suoni, sulle scelte da farsi, insomma mi ha permesso di adottare più punti di vista per avere una visione di insieme, ma d’altro canto mi sono sentito limitato, in prigione, con i programmi stravolti e con gli stimoli stroncati dalla quarantena.

Dopo quel – chiamiamolo particolare – periodo ho conosciuto Ferramenta Dischi e adesso siamo qui.

Hai detto che l’album ha richiesto una forte e costante riflessione, ma questa trova una sua precisa fonte di ispirazione?

L’ispirazione arriva sempre nei momenti meno opportuni, magari arriva l’idea valida ma non sono mai riuscito a buttar giù idee a comando.

Il distaccamento dalla mia terra mi ha portato, e in qualche modo aiutato, a pensare in maniera diversa, a vedere le cose da altre prospettive, un processo naturale che mi ha dato le energie per fare quello che ho fatto, scritto, pensato, registrato, prodotto.

Penso che l’ispirazione non sia randomica: ogni idea che arriva la filtro in automatico prima ancora che esca in forma grezza e cerco di tradurla in qualcosa di tangibile, concretamente traducibile con gli strumenti che ho a disposizione.

C’è anche da dire che la maggior parte delle mie canzoni sono uscite di getto, anche se sono state opportunamente sistemate a regola d’arte.

Le canzoni contenute nell’album sono nient’altro che una serie di esperienze della mia vita, il distacco dalla mia terra, nonché la sua mancanza, che è sicuramente il punto focale del tutto.

Anche l’aver scelto come singolo d’esordio “A Casa Mia”, uscito il 4 Giugno per Ferramenta Dischi, è incentrato su questo.

Infatti già il nome del pezzo non può che essere più chiaro e diretto di così, però avverto una contraddizione: ti esponi al mondo con un singolo che presumibilmente parla di casa tua dopo aver detto che, in un certo senso, sei come un nomade nel deserto. Parla solo di casa tua o c’è dell’altro?

A Casa Mia” non è a caso. Si possono intendere tante cose: la terra natia, le solite quattro mura, la libertà di poter fare e pensare ciò che mi pare senza sentirmi dire “questo è sbagliato”. A casa tua non ti giudica nessuno, niente è sbagliato perché sei tu a decidere cos’è giusto. A casa mia ho il potere di dire, ricreare ed esprimere quello che voglio, il me all’ennesima potenza.

La canzone è nata letteralmente giù a casa mia, nonostante si sia evoluta e perfezionata solo dopo il mio trasferimento in Toscana, e quest’ultimo non ha fatto altro che rievocarmi prima di tutto il posto da cui provengo e le origini. Inoltre anche il testo e le sonorità non sono a caso, sono state studiate nel dettaglio e combinate per far sentire qualcosa di preciso all’ascoltatore: l’intento del pezzo è atteggiarsi come un mantra, un rito per sé stessi, infatti molte parole vengono ripetute più volte.

Mi piace definirlo un pezzo “jungleuloso”, fatto di suoni e sensazioni etno-folkloristiche e di origine desertica. Questo mi rievoca anche dei ricordi sempre legati alla mia terra, soprattuto quello di quando, 4 anni fa, andavo a lavorare in Pantelleria: con me avevo sempre una di quelle radioline anni ’90, già datate allora, che prendono poche frequenze e quelle poche pure male o in maniera totalmente casuale, però quel giorno mentre lavoravo captò le frequenze della radio tunisina che trasmetteva in rotazione musiche in arabo e da allora spesso e volentieri me la sono ascoltata di continuo. Ecco, quando ho scritto “A Casa Mia” quel momento è stato determinante per il risultato finale.

“Jungleuloso” è un neologismo geniale, capisco che non è facile da spiegare ma penso proprio che renda l’idea, almeno un minimo. In un certo senso ti piace fuggire ma ti piace ricordare da dove vieni e non dimenticare certe esperienze passate

Esatto, più mi ricordo da dove vengo più trovo la forza per poter andare sempre più avanti, fuggire sempre più in là.

Ho capito che guardarsi indietro permette di crescere, il passato è quello che siamo oggi, e non puoi farne a meno.

Quali sono i programmi per il Futuro?

Il mio espormi al mondo è deciso, entro anno nuovo è infatti prevista l’uscita dell’intero album.

Probabilmente mi esporrò di nuovo prima di quel giorno e nel mentre continuerò la vita da producer che è, e probabilmente sarà, sempre la mia vocazione, sperando che la carriera di musicista assieme a Ferramenta Dischi inizi nel migliore dei modi e prosegua ancora meglio.

Esistono album o canzoni che ti hanno segnato, mutando il tuo approccio alla musica e renderti quello che sei?

Endkadenz Vol. 1 e Vol. 2 dei Verdena

Brighter Wounds degli Son Lux

Intervista di Aldo Dushi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: